LA ROCCA
E GLI AMBIENTI
Il complesso odierno è quanto resta di più estesi fabbricati (circa ¼) di cui si ritrova memoria nella perimentazione dell’area, occupata dal parco della rocca, e nell’antico ingresso segnalato da un arco ogivale, in muratura di laterizio.
Questo accesso si apriva sul ponte ad archi anticamente detto dei Leoni o di Santa Caterina, interrato con la colmatura del fossato che cingeva le mura.
Il parco è stato impiantato come giardino all’inglese dagli ultimi proprietari, la famiglia Minghelli-Vaini alla fine del 1883 in luogo dei fabbricati demoliti.
Anticamente, al centro del castello, vi era la corte grande di cui resta il corpo di fabbrica nord, composto dal loggiato a due ordini in laterizio intonacato.
Oltrepassato l’ambiente porticato con volta ad ombrello del primo Cinquecento, si entra nel cortile d’onore.
E’ l’elemento più antico e maggiormente qualificato architettonicamente dell’attuale palazzo: uno spazio irregolare tendente al rettangolo definito da un loggiato al piano terra con capitelli dello stesso periodo e dall’ordine sovrapposto dei loggiati sugli altri.
Il cortile risultava essere in origine affrescato,come dimostrano le reminiscenza delle decorazioni nei sottarchi attribuibili a Ercole Pio, databili tra il 1578 e il 1580.
Dal percorso coperto del piano terra si sale attraverso lo scalone d’onore, edificato verso il 1530, modificato nel 1570 – 71 in occasione dell’apertura della grande sala delle Gesta Rossiane, presenta volta a botte e una decorazione ad affresco a greche attribuibile a Ercole Pio.
Dalla sommità dello scalone si accede ad un piccolo atrio che mette in comunicazione la parte di rappresentanza (sul lato est) con quella di residenza (sul lato ovest). Nel soffitto sono dipinte vivaci grottesche con divinità e scene delle quotidiane attività dell’uomo e un Giove fanciullo con un mazzo di fulmini, un aquila ai piedi ed un putto con arco e feretra.
Dall’atrio si accede alla sala detta di Bellerofonte, nata come sala da pranzo privata di Troilo II, dove nell’ovato centrale è raffigurato il duello mortale fra il principe corinto Bellerofonte sul cavallo alato Pegaso e la chimera (mostro con corpo da drago e teste di animali), allegoria dell'eterna lotta tra il bene e il male. Sul bordo inferiore della volta corre un fregio dipinto a grottesche. Al centro dei lati lunghi sono raffigurate la primavera e l’estate, negli angoli, sullo sfondo di un drappeggio a baldacchini è raffigurata un’anfora retta da due ninfe (naiadi) su tritoni da cui zampillano getti d’acqua.
A destra si accede a una galleria detta di Esopo, in questo ambiente all’interno di 5 lunette sono raffigurate le Favole di Esopo, al centro della volta una serie di stemmi: quello dei Rossi inquartato con quello dei Gonzaga a ricordo del matrimonio di Pier Maria Rossi III con Camilla Gonzaga (giugno 1523) e lo stemma della famiglia di Bianca Riario moglie di Troilo I.
Nella galleria sono raffigurate 5 storie: “La lupa e la scrofa”, “La volpe e il leone”, “Il lupo e l’agnello”, “la volpe e la maschera” e “Gli asini e Giove”
Negli ambienti della Rocca sono rappresentate altre favole di Esopo per un totale di 13, un numero considerevole che non trova paragoni in nessun altro ciclo oggi conosciuto.
Sulla Galleria si aprono anche le due Sale dei Cesari e dell’Asino d’Oro, due ambienti che si distaccano nettamente dal contesto sinora illustrato. Le due Sale costituiscono il nucleo principale dell'appartamento di Pier Maria III e Camilla Gonzaga, due autentici gioielli d'arte.
Nella volta di quest’ultima sala è rappresentata l’intera narrazione pittorica della storia di Lucio, dal romanzo di Apuleio, di cui molto nota è la leggenda di Psiche (ripresa da grandi artisti rinascimentali quali Raffaello alla Farnesina di Roma e Giulio Romano a Palazzo Te di Mantova) che in questo ciclo è invece stata tralasciata, configurandola come un esempio unico nel panorama artistico del primo Cinquecento.
Era la camera da letto di Pier Maria Rossi e Camilla Gonzaga come dimostrano gli stemmi delle rispettive famiglie raffigurate negli angoli della volta.
La decorazione a stucco divide in diciassette episodi le avventure di Lucio che trasformato in asino dall’uso di un unguento magico riprende, dopo varie peripezie, forma umana nel quadro centrale della volta.
La decorazione della sala è opera di maestranze provenienti molto probabilmente dal cantiere di Palazzo Te a Mantova (scuola di Giulio Romano).
L’adiacente e coeva Sala dei Cesari è impostata su motivi romani e antiquari, la volta è articolata secondo uno schema cruciforme che divide la volta in 8 ovali raffiguranti Imperatori romani a figura intera e in atteggiamento marziale. Nella sala sono presenti raffinatissimi stucchi policromi realizzati da un allievo di Giovanni da Udine, collaboratore di Raffaello durante i lavori nelle stanze Vaticane a Roma.
L’ambiente piu’ sontuoso ed emozionante della Rocca è senza dubbio la Sala delle Gesta Rossiane sia per dimensioni (misura 24 metri di lunghezza e 12 metri di altezza)che per apparato di affreschi circa 1200 mq di decorazioni.
La complessa impostazione decorativa a riquadri e grottesche del salone fa da cornice allo sviluppo di tredici grandi episodi raffiguranti momenti salienti per la celebrazione e la consacrazione storica della famiglia Rossi.
La descrizione delle vicende narrate nei quadri affrescati è tramandata da un poema anonimo conservato alla Biblioteca Palatina di Parma.
Affrescata tra il 1566 e il 1571 su committenza di Troilo II Rossi, da artisti di area bolognese in particolare Ercole Procaccini il vecchio,Giovanni Antonio Paganino, Cesare Baglione a cui si devono le grottesche del soffitto, e Jacopo Zanguidi detto il Bertoja autore di tutti i cartoni preparatori per i finti arazzi raffiguranti le gesta rossiane. Nella sala è presente un monumentale camino, in marmo rosso di Verona e bianco di Carrara, con cimasa in stucco con stemma di difficile interpretazione.
In collegamento diretto si trovano le sale dei Giganti,di Adone e di Latona affrescate dal celebre pittore bolognese Orazio Samacchini tra il 1562 e il 1566. Queste sale sono impreziosite dalla qualità architettonica dei camini in marmo di Verona, scolpiti con motivi allegorici e stemmi araldici celebrativi delle parentele della famiglia Rossi.
La sala di Adone presenta nella volta ad affresco un pregevolissimo finto porticato realizzato con l’artificio prospettico dello scorcio (trompe l’oeil) che è considerato la risposta del Samacchini agli affreschi realizzati dal celebre Pellegrino Ribaldi in Palazzo Poggi a Bologna nel 1561, all’interno di un ovato è raffigurato il celebre condottiero Giovanni de Medici detto Giovanni delle Bande Nere zio del Conte di San Secondo Pier Maria III.
Molte altre sale ripercorrono le decorazione cinquecentesca e in molte di esse l’iconografia riprende il ciclo fabulistico di Esopo inserite nell’apparato pittorico a grottesche e temi classici del manierismo quasi tutte opera di Cesare Baglione, pregevole la Sala della Giustizia che servì a modello per la piu’ famosa Sala della Vittoria che il maestro realizzerà 14 anni dopo (1585) nel Castello di Torrechiara.