La famiglia Rossi rappresenta uno dei principali ceppi feudali nel parmense, tra il XII e il XVI secolo.
I possedimenti, di notevole entità territoriale e di particolare importanza strategica, consentono loro di controllare, da una posizione di privilegio, i destini politici della città di Parma, pur senza una presenza stabile in città, ponendo uomini di fiducia ai vertici delle magistrature comunali.
Con Pier Maria II, nei decenni centrali del ‘400, la signoria familiare raggiunge il massimo splendore. Nel XV secolo i possessi rossiani, estesi dalla sponda meridionale del Po (Roccabianca) sino alla fascia appenninica (Berceto e Corniglio), sono localizzati attorno alle aste fluviali dei torrenti Taro e Parma. Nei punti strategici di questo composito sistema territoriale sono edificati o riattati complessi fortificati che nell’insieme possono essere raggruppati in alcuni sistemi autonomi, anche se strettamente correlati fra loro.
Appare evidente l'azione svolta da Pier Maria Rossi nel creare una capillare organizzazione militare atta a salvaguardare la posizione egemonica del casato. Significativa per la straordinaria committenza artistica di Pier Maria Rossi è l’edificazione delle rocche di Torrechiara, Roccabianca e San Secondo. Durante il suo governo si lega ai Visconti e agli Sforza: partecipa attivamente alla vita politica di corte, è cittadino milanese ma reclama la piena autonomia nella giurisdizione delle sue terre, la ricompensa per i servizi svolti giunge nel 1449 con il riconoscimento da parte del nuovo duca Francesco Sforza, del “dominio di tutte le terre e luoghi”, e dell’esenzione da ogni dipendenza dalla città di Parma.
Con la morte di Pier Maria nel 1482 e la confisca sforzesca dello "stato" ad opera di Lodovico il Moro, viene meno questa strategia politico-militare. Nella prima metà del XVI sec., con i successori di Troilo I e Pietro Maria III, pur recuperando una consistente porzione dei territori feudali dinastici, non si assiste alla creazione di un sistema fortificato pianificato e le singole fortezze non configurano una omogenea presenza del casato sul territorio, limitandosi a presidiare alcuni siti strategici. Fra Quattrocento e Cinquecento, all'epoca delle guerre d'Italia, con l'indebolimento del potere centrale esercitato da Milano sull'Emilia, si crea una situazione di fatto favorevole all'azione dei feudatari; l'investitura ai Farnese nel 1545 del ducato di Parma e Piacenza e gli accordi del 1556 tra Ottavio Farnese e Filippo II d’Asburgo Re di Spagna pongono fine alle rivendicazioni del particolarismo signorile e di conseguenza la distruzione di tutte le forticazioni del maniero.
Nel corso del ‘600 e soprattutto nel ‘700 l'esercizio effettivo della sovranità sulle comunità da parte dei feudatari viene sminuito a favore dell'amministrazione centrale del Ducato. I maggiori feudatari si trasformano in cortigiani e anche quei centri che fino alla fine del XVI secolo sono sedi di corti autonome, mutano funzione divenendo semplici residenze.
E' questa la parabola percorsa anche dalla famiglia Rossi a San Secondo nel corso dell'età moderna sino al 1805, quando, soppresse le giurisdizioni separate, simbolicamente si esaurisce anche il ceppo dinastico con la morte dell'ultimo marchese Scipione II nel 1802.